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Domande facili, difficili risposte

Come ogni giorno su ogni profilo, facebook mi ripropone ricordi dal passato. Ultimamente mi è capitato spesso di trovarla molto irritante come opzione, più che altro perchè mi sono ritrovata sotto al naso affetto sbandierato, proclamato, urlato, esibito con gesti plateali e parole importanti che poi, all’atto pratico, al primo soffio di vento si sono rivelate cose vuote, fumose, prive di senso. Anche se non darei nemmeno un soldo bucato per tornare indietro, vista la poca sostanza, è qualcosa che mi fa ancora molto arrabbiare. Probabilmente mi farà sempre arrabbiare a morte ogni volta che mi succederà.

Fortunatamente non ci sono solo ricordi irritanti. Ci sono appunti di viaggio, persone che sono state fedeli con i gesti alle parole spese, tracce di chi ero. Nostalgia per alcune cose. Sorrisi per altre.

Ed una nota.

2014. Riflessioni raccolte di getto che poi, nel tempo, portarono all’idea di aprire questo blog, con cui è odio-amore da che l’ho aperto. Faccio dei giri immensi e poi ci ritorno, insomma. Sto ancora cercando le risposte a quelle domande, quindi…. la riporto qui, grassetti e virgole comprese


 

“Ma tu perchè accetti di essere invisibile??”

La domanda mi piomba fra capo e collo all’improvviso nel bel mezzo di un discorso che verte su tutt’altra argomentazione, spiazzandomi. Non me l’aspettavo in quel contesto, e non me l’aspettavo in generale. “Domande facili, difficili risposte” cantava un certo Biagio Antonacci un po’ di anni fa….

(Possibile che io non sia in grado di affrontare mezzo discorso senza che mi venga in mente una frase di una qualche canzone??? Possibile!)

Ci rifletto su, nonostante la risposta campata per aria sparata a caldo. Ci penso, ripenso rimugino… sono una palla. Ci potrei passare almeno un paio di vite ad ammazzarmi di pensieri per poi scegliere sempre la prima cosa che mi è venuta in mente d’istinto. Nel mio DNA devo avere un gene adibito alla perdita di tempo sviluppato in modo abnorme. Così ho pensato di rimuginare per iscritto, come quando avevo il mio blog….

Essere invisibile. Si, è vero: senza volerlo cerco di esserlo. A prescindere da cosa dico, dai miei sogni, dalle mie aspirazioni, da qualsiasi altra cosa…. poi all’atto pratico mi invisbilizzo. Che in italiano non esiste, ma rende l’idea. Buffo che lo spunto per rifletterci su venga proprio da faccende di social network…. SOCIAL network. Ci vuole del talento ad usare un SOCIAL network con i miei ritmi e riuscire a comportarsi da invisibile, andrei premiata per questo! Comunque…. do sintomi di invisibilizzazione, che non esiste ma rende sempre l’idea, praticamente di continuo. Vedo ogni giorno tantissime conversazioni passarmi davanti al naso, serie e non, su cui potrei dire la mia. Ma lascio sempre cadere l’occasione, mi tengo le parole impigliate fra le dita e passo oltre. Ogni volta! Ed esattamente nello stesso modo mi comporto fuori da qui… anzi, per la precisione pure peggio. Osservo, ascolto, partecipo poco e mi tengo i miei pensieri.

Penso che questo lato del mio carattere, che di norma insulto a morte anche se come opzione è poco costruttiva, sia strettamente legato alla mia idea di confine inteso come limite fra le cose che ci si può permettere di fare e quelle che non ci si può permettere di fare con le altre persone. Riconosco che la mia idea in merito è un po’ estrema ed è notevolmente peggiorata negli ultimi anni. C’è sempre qualcosa che mi mette nella posizione di “non potermi permettere”, e nove volte su dieci si tratta sicuramente di impedimenti che esistono solo nella mia testa: dall’essere ospite indesiderato in una conversazione che non nasce sulla mia bacheca al sentirsi piccola ed ignorante in materia in confronto a chi sta parlando, le penso più o meno tutte. Anche quando magari nessuno avrebbe niente contro ad un mio intervento, ed anche se io sono la prima a ritenerlo sensato e conosco l’argomento. Una contraddizione ambulante, insomma, che cozza completamente con le opinioni altrui: da fuori, stando alle parole spese per me, do impressione di essere forte, carismatica, intelligente, ambiziosa…. ne esce un ritratto di me mica pizza e fichi. E probabilmente, la chiave sta tutta qui: essere all’altezza di quel ritratto per poter valicare il confine. Da sempre…. essere all’altezza. Essere sempre idiota abbastanza nelle conversazioni idiote, intelligente abbastanza in quelle che richiedono un pensiero intelligente…. competente, forte, perspicace, carismatica abbastanza. Pretesa enorme imparata non so quando. E finisco sempre col diventare invisibile nel tentativo di soddisfare questa pretesa. Sempre trattenuta, sempre sulle mie, sempre incapace di sciogliermi in tempi vagamente rapidi per poi non essere più in grado di farlo perchè ormai è andata così. Bell’affarone!!

Magari, rifletterci qua sopra un suo senso in realtà ce l’ha…

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