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Grey’s Anatomy – qualcuno deve dirci che siamo stronzi

 

Non sono una telefilmica accanita (per ora). Ogni tanto mi passano sotto gli occhi puntate random di serie random, e qualcosa mi colpisce. Mi riprometto sempre di approfondire il discorso prima o poi, ma il terrore di distruggere definitivamente quel che resta del mio neurone per ora mi tiene lontana dal tunnel. Ma non durerà, me lo sento: il semplice fatto che abbia trovato in pochissimo tempo una scena specifica di una puntata specifica sulle millanta esistenti, mi sembrano seri campanelli d’allarme da non sottovalutare.

Non ho trovato la versione italiana, per cui mi lancerò in un’approssimativissima traduzione a braccio featuring memoria. Se passeranno da qui, spero mi perdoneranno Antonella, Alessandra (amiche traduttrici) e Micaela (new entry nel mondo dei “sottotitolatori”) per questo scempio che sto per compiere ai danni di Grey’s Anatomy.


SITUAZIONE: Mister X (vuoto di memoria sul nome del paziente) ha un forte complesso relativo alla sua bassezza. E’ convinto che sia la fonte di ogni suo problema con le persone, che gli tolga opportunità e che le ragazze lo evitino non appena scoprono che è basso. Per risolvere il suo complesso va ad Hong Kong per farsi allungare le gambe di 5 cm, ma l’intervento va male e gli causa infezioni che deve curare sottoponendosi ad un altro intervento a Seattle. Dopo l’operazione, Callie e Mark comunicano al paziente che per rimediare ai danni e potergli salvare le gambe hanno dovuto procedere alla *che-so-io-procedura* che però l’ha accorciato ulteriormente di mezzo centimetro. (Ci tengo a sottolineare la proprietà di linguaggio e la conoscenza dei termini specifici in questa introduzione). Quello che segue è il dialogo fra il paziente tappo ed il fratello, tradotto in maniera EVIDENTISSIMAMENTE molto rimaneggiata da me stessa medesima che traduttrice non sono. (Lo so, nel ribadirlo sono una piattola ma è meglio che abbiate chiaro con chi avete a che fare!!)

– Sono ancora più basso???
– Sei salvo, non è una cosa importante che tu sia più basso.
– Sono sotto il metro e sessanta! E’ terribile! Tu che sei spilungone maledetto non puoi capire! La mia vita è rovinata!
– Tu sai perchè non sono mai entrato nella squadra di basket??
– Perchè non sei stato preso al provino?
-No no!! Io non ci ho nemmeno provato! Perchè non volevo che tu ti sentissi male all’idea di essere troppo basso per poter giocare a basket!
-Cosa?
– E quando ho una brutta giornata non posso nemmeno parlarne con mio fratello, perchè TU potresti avere avuto una brutta giornata e sei basso!!! E quando la mia ragazza mi ha lasciato, non ho potuto nemmeno sfogarmi con te perchè tu non hai una ragazza e sei basso!! Ed a proposito: la ragione per cui tu non hai una ragazza non è che sei basso. E’ perchè tu passi tutto il tuo tempo a lamentarti di quanto sei basso!!
Nessuno sa quanto tu sia basso tranne te. A nessuno frega niente se tu sei basso.
– Sono proprio uno stronzo vero?
– Si. E sei basso.

 


Nell’ascoltare questo dialogo ieri sera quasi notte, ho pensato che ogni tanto dovremmo avere tutti un fratello immaginario che ci fa una lavata di capo del genere sulle nostre fissazioni. Tutti ne abbiamo minimo una, e seguendola ci precludiamo possibilità da soli. Seguendola, diamo agli altri la responsabilità di un atteggiamento poco benevolo nei nostri riguardi quando in realtà siamo noi stessi a partire prevenuti senza esserne consapevoli, ed il resto del mondo non può fare altro che accodarsi alla nostra insicurezza e pensare che, evidentemente, se la esponiamo con tale massacrante costanza, allora per noi non può esistere altro punto di vista. Finiamo col guardarci attorno notando solo ciò che conferma la nostra insicurezza e non posiamo gli occhi nemmeno un istante su ciò che, invece, ci prova che esiste anche altro.

Ognuno di noi, ogni tanto, dovrebbe avere un fratello immaginario che dice di non rompere i coglioni, che ognuno ha le proprie difficoltà e non possiamo prenderci il diritto di pensare che le nostre siano più grosse e nessuno possa comprenderle, che così facendo magari stiamo influendo negativamente sulle scelte di chi ci ama, e che non è sempre e solo colpa degli altri se le cose non sono come le vorremmo, ma che invece magari siamo noi a porci nella maniera sbagliata.

 

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